(di Antonio Giovannini)
Si è avvicinato alla fotografia da
autodidatta e ha trasformato ben presto una passione amatoriale
in una ricerca professionale che lo ha portato a diventare uno
tra i nomi più importanti degli ultimi decenni, le cui opere si
contraddistinguono per l’uso del colore e l’equilibrio della
composizione. Franco Fontana, nato a Modena il 9 dicembre 1933 e
scomparso oggi, fin dagli anni Sessanta ha sviluppato un
linguaggio del tutto personale, rivoluzionando il ruolo del
colore nella fotografia: non più semplice elemento descrittivo,
ma autentica struttura compositiva dell’immagine. Attraverso
campiture cromatiche nette, linee essenziali e rigorose
geometrie, Fontana ha interpretato paesaggi e architetture come
costruzioni visive autonome, sospese tra realtà e percezione.
“Scattare è questione di pensiero – diceva alcuni anni fa –
Bisogna fotografare quello che si sente, non quello che si vede.
Le immagini sono un’emanazione del fotografo, traducono in un
linguaggio universalmente comprensibile la sua interpretazione
del mondo”.
Fontana ha pubblicato oltre settanta libri con diverse
edizioni italiane, giapponesi, francesi, tedesche, svizzere,
americane e spagnole, ha esposto in Gallerie e Musei di tutto il
mondo con oltre 400 partecipazioni tra collettive e personali,
le sue opere sono in più di 50 collezioni di Musei. Nel suo
lungo percorso ha ricevuto premi e riconoscimenti
internazionali, ha firmato molte campagne pubblicitarie (tra cui
Fiat, Volkswagen, Ferrovie dello Stato, Sony, Volvo, Versace,
Canon, Kodak, Snam, Robe di Kappa), ha collaborato in
redazionali con Life, Vogue Usa e Vogue Francia, Venerdì di
Repubblica, Sette del Corriere della Sera, Times, Frankfurter
Allgemeine. Ha tenuto corsi al Politecnico di Torino e
all’Università Luiss di Roma e ha collaborato con il Guggenheim
Museum di New York, il Centre Georges Pompidou e i Ministeri
della Cultura giapponese e francese.
La sua prima mostra personale ha avuto come scenario proprio
Modena, nel 1968, ed è stata nuovamente la sua città a rendergli
omaggio nel 2019 con un’esposizione, ‘Sintesi’, che ha
ripercorso la sua carriera in due sezioni: da un lato un
excursus di storie in vari luoghi del mondo (da Cuba agli Stati
Uniti, dalla Cina al Kuwait) restituito da immagini che si
focalizzavano soprattutto su paesaggi urbanizzati, oltre a
quelli naturali che hanno reso famoso l’autore; dall’altro circa
120 foto selezionate dal fondo di 1.600 opere che l’artista ha
donato a partire dal 1991 a Comune di Modena e Galleria Civica,
una collezione che delineava i rapporti intrecciati con grandi
protagonisti della fotografia, da Mario Giacomelli a Luigi
Ghirri e Gianni Berengo Gardin, da Arnold Newman a Josef
Koudelka e Sebastiao Salgado.
E “l’inaugurazione degli spazi dell’ala nuova del Palazzo dei
Musei nel 2024, con la sua mostra, resterà sempre nella nostra
memoria”, aggiunge il sindaco Massimo Mezzetti, per il quale la
scomparsa di Fontana “rende ancora più dolorosa una stagione per
la cultura modenese. In pochi mesi abbiamo perduto personalità
come Franco Vaccari, Francesco Guccini, Giuliano Della Casa e
ora Franco Fontana: artisti diversissimi tra loro, ma accomunati
da radici profonde nella nostra città e dalla capacità di
portare Modena nel mondo. È difficile non considerare questo un
vero annus horribilis”.
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