(dell’inviata Mauretta Capuano)
Nei confronti dei giovani di oggi
dobbiamo avere “un’enorme pietas e generosità. Non dico di pietà
nel senso di compatirli, ma proprio di avere un’empatia nei loro
confronti, perché veramente stanno crescendo con l’idea che il
futuro quasi non esista per loro. È probabilmente la prima volta
nella storia che una generazione si trova ad avere a che fare
con questo problema”. Zadie Smith, con al collo una collana da
cui pende un Z stilizzata del suo nome, lo dice all’ANSA al
Salone del Libro di Torino 2026, che ha aperto il 14 maggio con
una lectio proprio dedicata agli adolescenti tratta da uno dei
saggi raccolti nel suo libro ‘Vivi e Morti’.
Appena uscito per Sur, il volume raccoglie incontri,
riflessioni e ritratti scritti fra il 2018 e oggi. Saggista
meravigliosa oltre a grande narratrice di romanzi come ‘Denti
bianchi’ e ‘Della bellezza’, Zadie Smith sostiene che
l’apocalisse per l’adolescente medio è del “tutto familiare e
addomesticata”. “Durante il mio ultimo corso all’università
stavo parlando con i miei studenti dei loro sogni, del loro
futuro. Gli ho chiesto che cosa immaginate che starete facendo
nel 2030? Una metà della classe ha detto ‘Oddio, non lo so’ e
l’altra metà si è messa a ridere. Buona parte dei ventenni è
cresciuta pensando che il mondo nel 2030 sarebbe finito e anche
quelli che non ci credevano questa idea di apocalisse l’avevano
comunque internalizzata. Immaginate come può essere vivere in
questo modo, sono rimasta estremamente colpita da questo” spiega
la scrittrice che ha cinquant’anni e una figlia adolescente.
“Gli adolescenti e post adolescenti della mia generazione non
erano assolutamente così, non avevamo questo tipo di
prospettiva”.
Zadie Smith pensa che la lei quindicenne “sarebbe disgustata
da lei di oggi”. Perché? “Per dirne una per i soldi che ho
fatto. Non avevo mai pensato da ragazzina di guadagnare
veramente dei soldi e quindi sono sicura che la versione
quindicenne di me non avrebbe grande simpatia per la signora
cinquantenne ricca, come sono oggi”.
In uno dei saggi del libro Zadie racconta anche un episodio
tragico che resta però misterioso: la sua caduta dalla finestra
di casa, quand’era ragazzina, da cui si è miracolosamente
salvata. “È vero, quell’episodio alla fine resta in parte non
completamente spiegabile. Forse in un’epoca in cui siamo
soverchiati all’informazione, che è ovunque, non c’è più spazio
per considerare certe cose semplicemente non spiegabili o che
restano non spiegate. Però tanta parte della vita umana è
comunque misteriosa, incomprensibile è non spiegabile in nessun
modo. Nella vita umana è così, c’è tanto spazio per cose che non
hanno spiegazioni”.
In ‘Trump Gaza Number One’ la scrittrice afferma anche che
non possiamo permettere a Trump di condurre l’intera umanità in
un mondo binario di numeri uno contro numeri zero. “Questa
contrapposizione netta fra una posizione e un’altra alla fine,
magari sbaglio, ma secondo me non può proprio funzionare, perché
la vita non funziona così e man mano che uno invecchia se ne
rende conto. Queste forme di assolutismo non durano mai a lungo.
Siamo tutti esseri umani fallibili, con i nostri sentimenti, i
nostri lutti, le nostre sofferenze. Prima di fallire, però,
l’assolutismo purtroppo viaggia a lungo ma non dura per sempre
come è stato per il nazismo, a un certo punto è come se la
febbre passasse”.
E il pensiero assolutistico che domina oggi? “Mi fa
preoccupare. Forse questa volta non riusciremo proprio a
sopravvivere perché c’è una reale minaccia nucleare in corso. Il
pensiero assolutista è come un culto della morte. Non so se
questi vogliono veramente arrivare fino in fondo ed azzerarci
come genere umano, ma il dubbio viene. Negli Stati Uniti e anche
in Inghilterra le persone che sono ora al potere si basano su
questo pensiero, su queste ideologie assolutiste e potremmo non
uscirne, non è una psospettiva molto allegra”.
In Vivi e Morti, Zadie Smith ricorda autori come Martin Amis,
Philip Roth, Toni Morrison, Joan Didion che sono stati per lei
dei maestri, punti di riferimento. “Avevo un rapporto molto
diverso con l’uno e l’altro, alcuni li conoscevo personalmente,
erano quasi miei amici, altri, per esempio Joan Didion o Toni
Morrison, le ho incontrate una volta sola però ognuno di loro mi
ha lasciato una fortissima eredità di energia e la voglio
restituire”.
A cosa sta lavorando? “Sto scrivendo quattro conferenze per
le Clark Lectures dell’Università di Cambridge, una è dedicata a
Susan Sontag. Stavo scrivendo un romanzo, ma mi faceva schifo e
ho smesso. Tornerò alla narrativa in un secondo momento”.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA





















