(dell’inviata Francesca Pierleoni)
Un ritmo veloce (meno di un’ora) ,
la consueta eleganza, nessun fuori programma (almeno in scena) e
tra i fili rossi, il cinema raccontato come come resistenza in
tempi difficili. Così la cerimonia d’apertura, condotta
dall’attrice Eye Haidara, ha dato il via alla 79/a edizione del
Festival di Cannes, proclamato ufficialmente da Jane Fonda e
Gong Li, entrambe in look total black. Grande protagonista della
serata anche Peter Jackson, che ha ricevuto dal suo Frodo,
Elijah Wood, la prima Palma d’oro alla carriera di quest’anno
(l’altra andrà a Barbra Streisand).
“Jane viene dall’Occidente, io dall’Oriente. Stasera siamo qui
insieme. Questa è la magia del Festival di Cannes. È sempre
stato un onore per me rappresentare il cinema cinese qui. Il
cinema trascende lingue, culture e generazioni. Parla di ciò che
tutti condividiamo: le emozioni umane. Il cinema ci permette di
incontrarci e di connetterci. Questo è il potere del cinema” ha
detto Gong Li. “E questo è il potere che ci ha portato qui
stasera – ha aggiunto Fonda -. Credo nel potere delle voci sullo
schermo, delle voci fuori dallo schermo, specialmente ora. Credo
che il cinema sia sempre stato un atto di resistenza. Perché
raccontiamo storie e queste ci aiutano a costruire una società.
Storie che creano empatia verso gli emarginati. Storie che ci
permettono di provare le stesse emozioni, nonostante le nostre
differenze. Storie che ci mostrano che esiste un futuro
alternativo, ed è possibile”. Davanti a una platea di divi e
maestri della settima arte (pochi gli americani) che comprendeva
fra gli altri, Joan Collins, Laurent Lafitte (maestro di
cerimonie l’anno scorso), James Franco, Costa Gavras, Louis
Garrel, Heidi Klum, Hirokazu Koreeda, Claude Lelouch, Cedric
Klapisch, Louis Garrel, Bong Joon-ho, e l’equipe del film
d’apertura fuori concorso , La Venus Electrique di Pierre
Salvadori, anche Haidara (che ritroveremo come maestra di
cerimonie per la chiusura) ha richiamato nel suo monologo
iniziale il momento che viviamo. “Cari ospiti qui presenti, cari
spettatori e utenti di internet in tutto il mondo, beh, ovunque
internet non sia stato bloccato, ovunque l’intelligenza
artificiale non abbia sostituito la realtà. Infine, a tutti voi
che state cercando di resistere qui e altrove, buonasera e
benvenuti – ha esordito -. Se c’è un luogo che continua a
unirci, ad avvicinarci, è questo, è Cannes, è il cinema”. Un
discorso, il suo, nel quale ha voluto rendere omaggio a diversi
aspetti della settima arte, accompagnata dalla violinista Miri
Ben-Ari, citando anche battute di film come La dolce vita, Nuovo
cinema paradiso, Taxi driver, Notting Hill. Poi sulle note della
memorabile colonna sonora di Un uomo, una donna di Lelouch,
colto dalla telecamera mentre sorrideva, ha portato la platea a
un breve canto collettivo soffuso. Un momento di spettacolo
decisamente più roboante è stata l’esibizione di Theodora e
Oklou in Get Back, che ha chiuso ‘l’evento nell’evento, la
consegna della Palma d’oro alla carriera a Peter Jackson, che il
regista neozeandese ha avuto dalle mani di Elijah Wood. Il
regista ha subito giocato con il ‘suo attore, scherzando sui
baffi e la barba corta sfoggiati dall’interprete della saga de
Il signore degli anelli: ” Sono così contento che finalmente ti
siano cresciuti. So che ci hai provato per decenni, ed è
piuttosto cool questo look alla Clark Gable. Se si facesse un
remake di Via Col Vento parti avvantaggiato”. Poi il regista
neozelandese si è soffermato sul riconoscimento: “E’ un premio
inaspettato e miracoloso, direi, perché non avrei mai immaginato
di vincere la Palma d’Oro. Non realizzo film per cui si pensa
alla Palma d’Oro. Quindi questa è una sorpresa assolutamente
straordinaria e un onore incredibile. Sono stato a Cannes solo
due volte prima d’ora, ma entrambe le volte che ci sono venuto,
si è trattato di una tappa importante della mia carriera”. Ora
la parola passa ai film: il presidente della giuria che
assegnerà la Palma d’oro, park Cahn-wook ricorda che “diverse
migliaia di persone hanno lavorato a queste opere. Siamo come
una grande famiglia e sapendo quanto siano alte le aspettative
di tutti sui giudizi mi ha fatto riflettere ancora di più. Ne ho
parlato con Paul (Laverty, collega giurato) e lui mi ha detto
che quando ha lavorato Ken Loach avevano anche molto discusso. E
i membri della giuria faranno lo stesso: discuteranno. Spero
sinceramente che non ci saranno litigi, ma uno scambio di idee”.
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