“Se qualcuno pensa che sia stato
sostituito perché porto i jeans attillati, non ha capito.
L’obiettivo era chiaro: cancellare la storia di Report. Gran
parte dello ‘strepitus’ mediatico che ha messo in ginocchio la
mia redazione ed è servito a motivare la sentenza di rigetto è
una narrazione artefatta, guidata da precise regie politiche e
mediatiche”. Con queste parole Sigfrido Ranucci è intervenuto a
Roma di fronte al bagno di folla, oltre mille persone dentro la
sala, radunatosi al Teatro Italia per l’evento “Censura di Stato
– A sostegno di Report e del giornalismo d’inchiesta”,
organizzato da ANTIMAFIADuemila.
Nel corso di un accorato intervento, il conduttore ha
ripercorso la complessa vicenda giudiziaria e la valanga di
attacchi subiti negli ultimi mesi, criticando duramente le
motivazioni poste alla base della decisione della Rai e della
pronuncia dei giudici sul rigetto del reintegro: “Rispetto la
giustizia e il ruolo della magistratura, che per me in questo
Paese è sacro, ma resta il fatto che la Rai ha motivato il mio
mancato reintegro parlando di ‘clamore mediatico’ e di ‘ombre’
che avrebbero condizionato la redazione. Ma quale clamore? Un
fango fatto di oltre 3.500 articoli, dossieraggi, notizie false
e persino immagini manipolate con l’intelligenza artificiale,
costruiti ad arte da un gruppo di giornali e da piattaforme
digitali vicine a settori politici”.
Ranucci ha poi rivelato dettagli sul ruolo delle fonti e
delle pressioni politiche che avrebbero puntato a condizionare
l’informazione di servizio pubblico: “Siamo stati accusati per
mesi di essere condizionati da Lavitola, per poi scoprire che
era Italo Bocchino, responsabile editoriale del quotidiano di
Fratelli d’Italia, a inviare mail a Lavitola per tentare di
condizionare Report. Nessun politico ha ripreso questa notizia.
Ho messaggi di parlamentari e di colleghi giornalisti che
ammettono chiaramente che non avrebbero mollato finché non mi
avessero fatto fuori, per pagare il prezzo delle inchieste
scomode che abbiamo realizzato”.
Ranucci ha infine richiamato l’attenzione sui pericoli che
corrono la libertà di stampa e l’indipendenza dell’informazione
nell’era dei social e della disinformazione globale: “Oggi
l’informazione non serve più per informare, ma per ordinare e
fare piazza pulita dei mediatori. Quando grandi multinazionali o
poteri politici agiscono, gli unici in grado di fermarli sono i
magistrati indipendenti e i giornalisti d’inchiesta. Per questo
vanno combattuti entrambi. Ma io vi dico: difendete il prossimo
Sigfrido Ranucci che nascerà, tutelatelo e non consentite a
nessuno di rendervi infelici. La libertà di stampa è il pilastro
della nostra democrazia”.
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