La Commissione Europea ha inviato una “seconda lettera” alla Biennale di Venezia, sulla base di ulteriori “evidenze”, per condannare “fermamente” la decisione di consentire alla Russia di partecipare alla Biennale Arte del 2026, da settimane oggetto di polemiche politiche. Lo ha confermato a Bruxelles la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, finlandese del Ppe, durante un punto stampa.
La seconda lettera alla Biennale di Venezia
“Posso confermare – ha detto Virkkunen – che abbiamo inviato una seconda lettera alla Biennale di Venezia, sulla base di ulteriori prove. Penso sia importante concentrarci sul messaggio principale: sono stata molto chiara nel condannare fermamente la decisione della Biennale di permettere alla Russia di partecipare alla mostra d’arte”.
La Biennale, ha ricordato, “apre ufficialmente sabato. Ironia della sorte, è sabato la Giornata dell’Europa. E la Giornata dell’Europa dovrebbe essere un giorno per celebrare la pace, non un giorno in cui la Russia può brillare alla Biennale. Se la violazione della sovvenzione da due milioni di euro verrà confermata, non esiteremo a sospenderla o revocarla, perché il denaro dei contribuenti europei dovrebbe salvaguardare i valori democratici e la diversità. E sappiamo bene che questi valori non sono rispettati nella Russia di oggi”, ha concluso.
Fondazione a Ue: “Presto le controdeduzioni”La Biennale di Venezia fa sapere, in una nota, di aver ricevuto ieri, 4 maggio, una seconda lettera dall’European Education and Culture Executive Agency (Eacra) della Commissione europea, dopo quella ricevuta in data 10 aprile, sempre in merito al progetto Creative Europe Media. In merito a ciò la Biennale “esprimerà nei tempi e termini dovuti le proprie controdeduzioni”. Come dichiarato più volte, in merito alla partecipazione della Federazione russa alla 61esima Esposizione d’arte, la Biennale di Venezia ribadisce di “aver verificato e rispettato tutte le norme nazionali e internazionali, e su ciò ha fornito informazioni anche agli ispettori inviati dall’Autorità vigilante del Ministero della Cultura”.La Biennale, continua la nota, “ha operato nell’ambito e nei limiti delle proprie competenze, non avendo nessuna autorità per introdurre altre sanzioni, e ciò è stato rappresentato compiutamente a tutti i soggetti titolari di potere di intervento”.
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