Con salario minimo rischio di «soglia al ribasso»Sugli stipendi Meloni difende il decreto legge che ha introdotto il salario giusto, ossia il trattamento economico complessivo sancito dai contratti collettivi nazionali che vengono stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. «È una strada diversa da quella del salario minimo legale che viene invece proposta dalle opposizioni – ha spiegato – che però, come dimostra ad esempio il caso della Puglia, dove è stato applicato il salario minimo, rischia di diventare una soglia al ribasso piuttosto che una tutela in più».Giovani in fuga? «Con noi più occupati stabili e meno precari»Ma la premier ha riconosciuto che su questo fronte bisogna continuare a insistere, come sul fronte dell’emigrazione giovanile, fenomeno su cui la ha incalzata Peppe De Cristofaro (Avs). «Per trattenere questi ragazzi servono crescita, salari dignitosi, un’occupazione stabile, investimenti e competitività. Mi pare che sia il grosso del lavoro fatto in questi anni. Sotto questo Governo – ha rivendicato – i precari sono diminuiti di 550mila unità e gli occupati stabili sono aumentati di 1,2 milioni in tre anni e mezzo, perché noi abbiamo nei nostri provvedimenti favorito e incentivato i contratti stabiliti e disincentivato la precarietà».L’affondo al M5S sul SuperbonusA Stefano Patuanelli (M5S) che la ha interrogata sulle comunità energetiche, ha risposto che la norma a monte era mal scritta. «Perché le domande superano la capienza? Evidentemente la misura funziona». Sulla strategia energetica in generale, Meloni ha riepilogato quanto fatto sin qui, insistendo in particolare sul decreto Bollette: «Abbiamo costruito un sistema che consente di disaccoppiare prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, con una piattaforma che consente alle piccole imprese di sganciarsi dalla speculazione». Obiettivo: mettere in sicurezza la nazione. Poi ha attaccato: «Il rapporto debito-Pil cresce solo per il Superbonus».Il duello con il dem Boccia«Avevate promesso un Paese più forte, ci state lasciando un Paese più debole», ha esordito Francesco Boccia (Pd), elencando le riforme cadute nel vuoto, dal premierato all’autonomia, oltre che la giustizia bocciata al referendum, e chiedendole la posizione chiara sul superamento del diritto di veto nella Ue. Ma anche rimproverandola di non andare a fare la spesa e di non vivere in mezzo alla gente. «Siamo nel quizzone finale di un gioco a premi», ha replicato la premier. «Sono andata a fare la spesa al supermercato sabato scorso, non rinuncio a stare in mezzo alla gente e a fare la vita normale», ha replicato Meloni piccata. Citando le riforme varate: Codice appalti, fisco, fondi di coesione. E pungendo: «Ha dimenticato di citare Roma Capitale. Mi sembrava stessero insieme, poi il Pd ha deciso di fare retromarcia».Unanimità nella Ue «non sblocca situazione»Sul superamento dell’unanimità nella Ue la premier ha chiarito: «Non cambio posizione. Non è questo che può davvro sbloccare la situazione. I Governi sono fatti da politici e i politici sanno che le sintesi le devono trovare. Spesso lo fanno e la burocrazia decide di mettere in discussione quelle sintesi».
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