(di Mauretta Capuano)
Non si placa la polemica sul caso
Venezi. A quarantotto ore dall’annullamento della sua
designazione, il prossimo ottobre, a direttrice musicale del
Gran Teatro La Fenice, Fratelli d’Italia difende a spada tratta
la maestra. “Fino ad oggi ha pagato non essere figlia di
musicisti e non essere di sinistra. Noi ci batteremo sempre per
una nazione in cui chi è bravo può andare avanti anche se non è
di sinistra” tuona il capigruppo di FdI alla Camera Galeazzo
Bignami.
Dall’altra parte, le maestranze, che in sette mesi non hanno
mai mollato la contestazione, denunciano che “in questi giorni
stanno ricevendo, soprattutto sui social, valanghe di insulti e
minacce, anche di morte” e annunciano in una nota della Rsu del
Teatro: “ci siamo già rivolti ai nostri uffici legali per
difenderci da tanta inutile meschinità”. Ci tengono anche a
chiarire che “mai e sottolineiamo mai, i lavoratori e le
lavoratrici del Gran Teatro La Fenice hanno offeso o calunniato
né la Maestra Venezi né nessun’altra persona o istituzione”.
Piena solidarietà viene dagli esponenti M5S in Commissione
Cultura che nei giorni scorsi hanno portato tutto il loro
sostegno anche al presidente della Fondazione La Biennale,
Pietrangelo Buttafuoco, nel mirino per l’apertura del Padiglione
russo, altra patata bollente che ha portato al forfait del
ministro della Cultura Alessandro Giuli all’inaugurazione della
Biennale Arte il 9 maggio e a tutte le giornate di pre-apertura
dell’Esposizione.
“Un fatto grave e inaccettabile – dicono i M5S delle minacce
alle maestranze – che merita una condanna netta, senza
ambiguità. Colpisce che, mentre emergono queste intimidazioni,
Fratelli d’Italia scelga ancora di intervenire pubblicamente a
difesa di Beatrice Venezi, nonostante le sue offese alla
fondazione e l’orchestra, senza che vi sia stato nemmeno un
confronto diretto con i lavoratori”.
“La più ferma e sincera solidarietà a tutti i dipendenti del
teatro” viene anche dal sovrintendente della Fenice, Nicola
Colabianchi, da loro più volte contestato fino a chiederne le
dimissioni, che ora dice “tali episodi sono inaccettabili e
profondamente lesivi non solo della dignità delle persone
coinvolte, ma anche dei valori fondamentali di rispetto, civiltà
e convivenza che devono sempre caratterizzare la nostra
comunità”. Colabianchi, su cui è ricaduta tutta la
responsabilità del licenziamento di Beatrice Venezi, confida
anche “che si possa ristabilire in tempi rapidi un clima sereno
e costruttivo, che consenta a ciascuno di svolgere il proprio
lavoro con la necessaria tranquillità e dedizione, restituendo
al teatro quel contesto di armonia e collaborazione che da
sempre ne rappresenta l’essenza”.
Ma la strada per ricomporre una situazione ormai compromessa
è tutta in salita e sul percorso pesa anche il voto alle
comunali del 24 e 25 maggio a Venezia come ricorda il capogruppo
del Pd e portavoce dell’opposizione al Consiglio regionale del
Veneto, Giovanni Manildo. “La vicenda della Fenice – dice – avrà
un impatto nelle elezioni”.
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