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Buttafuoco: “Chi fa polemica non sa niente, ignorano regole e statuto dell’istituzione”

di Redazione News Italiane
14/05/2026
in Cultura
Buttafuoco: “Chi fa polemica non sa niente, ignorano regole e statuto dell’istituzione”

“C’è la guerra in corso e tutti gli attori e i soggetti me li ritrovo presenti. Arrivano perché partecipanti. C’è un equivoco terribile che dice: ‘non bisogna invitare la Russia’. Ma noi non invitiamo”. E ancora: “Non sanno che cos’è la Biennale, non conoscono le regole, le leggi, lo statuto. Niente di niente”. E infine, la sintesi che attraversa tutto il suo ragionamento: “Io indico la luna che è la guerra globale e tutti si concentrano sul dito che è la Russia”. Da queste tre frasi di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, prende forma non solo una difesa della linea della Fondazione sul controverso tema dei padiglioni nazionali in tempo di guerra alla Biennale Arte 2026, ma anche una visione complessiva del ruolo dell’arte dentro le fratture geopolitiche contemporanee.

Il contesto in cui Buttafuoco parla è quello della nuova puntata de “Il Fienile”, il video podcast ideato e condotto dall’ex governatore Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale del Veneto. Nella lunga intervista di oltre un’ora, dedicata a ripercorrere la biografia di Buttafuoco, la parte finale si sofferma sul ruolo della Biennale e, in particolare, sulla questione del padiglione russo alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte.La posizione di Buttafuoco si fonda su un principio che rivendica come strutturale, quasi giuridico, del funzionamento della Biennale: la distinzione tra invito politico e presenza istituzionale. Alla Biennale gli artisti e i Paesi non “entrano” in una manifestazione come ospiti discrezionali, ma come soggetti che partecipano secondo regole già definite. E la Biennale non è un organismo chiamato a produrre ulteriori sanzioni rispetto a quelle già stabilite dagli Stati o dalle istituzioni internazionali.Nel mirino di Buttafuoco finiscono anche le semplificazioni del dibattito pubblico, che secondo lui tradiscono una scarsa conoscenza del funzionamento dell’istituzione veneziana. Il punto, per Buttafuoco, è prima di tutto “un equivoco” di fondo su cosa sia la Biennale e su come funzioni la partecipazione internazionale. Non si tratterebbe, insiste, di una logica di inviti discrezionali o di esclusioni politiche, ma di un sistema regolato, storico, che precede e supera le contingenze del conflitto. E nel caso specifico della Federazione russa, aggiunge un elemento che considera decisivo per comprendere la questione: “Oltretutto nel caso della Russia sono proprietari di un padiglione che dal 1914 è presente, che ha anche l’aquila dei Romanov sulla sommità”.Da questa premessa si sviluppa la sua critica a quello che definisce un fraintendimento diffuso, alimentato anche dal linguaggio politico e mediatico. È in questo contesto che Buttafuoco inserisce anche la dimensione politica italiana, sottolineando come la polemica attraversi trasversalmente schieramenti molto diversi, fino a generare convergenze inattese: “Il capo, il cosiddetto esperto della politica culturale del Partito Democratico dice: ‘Ah, non dovevano dare lo stand alla Russia’. Un lapsus rivelatore quello dello stand, come se fosse una fiera campionaria. E questo la dice lunga sulla conoscenza, sul vero scoglio che abbiamo dovuto affrontare, e cioè che non sanno”.Quanto ai commissari dell’Unione europea, che minacciano la sospensione dei fondi pari a 2,3 milioni di euro per progetti legati al cinema, Buttafuoco osserva: “Anche loro non sanno come funziona, pensano che tutto sia come quando dicono a qualcuno ‘caccia quel direttore’, ‘non portare in scena quella ballerina’. Non c’è più decoro e rispetto istituzionale, non ti fai spiegare, c’è solo il grugnire”.Nell’impostazione di Buttafuoco la risposta resta sempre la stessa: “Nessuno può pretendere che la Biennale aggiunga sanzioni non avendo nessuna facoltà, nessun potere per creare ulteriori sanzioni”. La sua linea è netta: niente chiusure, niente esclusioni, nessuna censura. Una posizione che ribadisce più volte, quasi come principio fondativo: “Nessuna chiusura, piuttosto aperture, nessuna censura, ma tutte le voci”. Ed è proprio su questo punto che il discorso si allarga fino a diventare una riflessione più generale sul rapporto tra cultura e politica, che Buttafuoco descrive come sempre più conflittuale, segnato da incomprensioni e semplificazioni. Nel suo linguaggio, volutamente duro, arriva anche una delle immagini più forti dell’intervista: “È quell’idea della istituzione ridotta al rango di una fureria dove tu pensi di poter comandare con i rutti”.Il rischio, secondo questa lettura, è che le istituzioni culturali perdano la loro autonomia e diventino terreno di scontro politico immediato, incapaci di mantenere una distanza critica dai conflitti che attraversano il mondo. E infatti, nella sua visione, la polemica sul padiglione russo finisce per oscurare il quadro più ampio: “Io indico la luna che è la guerra globale e tutti si concentrano sul dito che è la Russia”. Buttafuoco fa menzione anche dell’appoggio ricevuto da “pezzi di mondi lontanissimi uniti in soccorso: Renzi e Salvini, Ezio Mauro e Giuliano Ferrara, Marco Travaglio”. E chiude con una battuta: “Chissà che un giorno, parafrasando il grande Andrea Camilleri, non venga fuori un libro ‘La concessione del padiglione’”.Da parte sua il leghista Luca Zaia commenta: “Pietrangelo Buttafuoco è un gigante della cultura. Una figura libera, colta, fuori dagli schemi e profondamente innamorata dell’Italia. In questa puntata emerge la grande responsabilità che porta guidare un’istituzione come la Biennale, in una fase storica attraversata da tensioni internazionali, guerre e pressioni politiche. Ma emerge anche un principio fondamentale: la Biennale è uno dei grandi luoghi mondiali della cultura e del confronto, dove l’arte ha i suoi spazi di libertà, dove la cultura stimola un dialogo in grado di costruire ponti e avvicinare parti asserragliate in trincea nel segno della pace”. (di Paolo Martini)

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