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Basi Usa e attacchi all’Italia, dall’Armenia la risposta di Meloni a Trump: “Accuse non corrette”

di Redazione News Italiane
05/05/2026
in Politica
Basi Usa e attacchi all’Italia, dall’Armenia la risposta di Meloni a Trump: “Accuse non corrette”

Dalla collina su cui sorge l’Arena Demircian, “inno” al brutalismo sovietico e sede dei lavori del vertice Cpe, si scorge la vetta innevata dell’Ararat, che domina il profilo di Yerevan, a trentadue chilometri a sud del confine armeno. Su questa maestosa cima, secondo le Sacre Scritture, si sarebbe arenata l’arca di Noè dopo il Diluvio Universale. Non servono però metafore bibliche per comprendere quanto la tempesta di questi tempi incerti stia rendendo insidiosa la traversata della nave europea. E quanto sia ormai necessario salire a bordo dell’arca anche per passeggeri insospettabili. Nella capitale armena va in scena l’ottava edizione del vertice della Comunità politica europea: circa cinquanta i leader presenti, tra cui la premier Giorgia Meloni. Ospite d’onore – per la prima volta un Paese non europeo – il Canada di Mark Carney, uno dei tanti leader alle prese con il ciclone Donald Trump.

Lo strappo di Trump e la risposta di Meloni
Dopo l’iniziale idillio, anche la premier italiana è diventata, nelle ultime settimane, bersaglio degli strali del tycoon, che accusa Roma di non aver fornito il sostegno necessario nella guerra contro l’Iran. Fino a ventilare un parziale ritiro dei militari statunitensi di stanza nelle basi italiane. A margine del vertice armeno, Meloni coglie l’occasione per replicare ancora una volta a Trump. Il tutto mentre le diplomazie di Italia e Stati Uniti lavorano per preparare la missione nello Stivale del segretario di Stato americano Marco Rubio, che venerdì a Roma alle 11.30 incontrerà la premier nel tentativo di ricucire lo strappo con l’inquilino della Casa Bianca. Nel frattempo, però, Meloni non nasconde il suo disappunto per le ultime esternazioni di ‘The Donald’.

“L’Italia ha sempre mantenuto tutti gli impegni che ha sottoscritto, particolarmente in ambito Nato, lo abbiamo fatto anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti: in Afghanistan, in Iraq. Quindi alcune cose che sono state dette nei nostri confronti non le considero corrette, anche perché a livello di Patto Atlantico nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo…”, punge la premier, in un chiaro riferimento all’offensiva scatenata da Trump contro l’Iran che da settimane sta terremotando l’economia mondiale. Sul possibile ridimensionamento della presenza militare statunitense, Meloni mantiene una linea prudente ma netta: “Non so dire che cosa accadrà. Come ho detto tante volte, noi sappiamo che da tempo gli Stati Uniti discutono di un loro disimpegno dall’Europa, che è la ragione per la quale penso che noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e dobbiamo crescere nella nostra capacità di dare risposte da questo punto di vista. Dopodiché, chiaramente è una scelta che non dipende da me e che personalmente non condividerei”.

Un segnale che si inserisce in un quadro più ampio, dove anche la Nato prende atto delle tensioni. A Yerevan, il segretario generale Mark Rutte osserva come i partner europei abbiano “recepito il messaggio” di Donald Trump sulle basi militari, riconoscendo che “c’è stata una certa delusione da parte degli Usa, ma gli europei hanno ascoltato”.
La premier al summit in Armenia: dai migranti all’Ucraina, i temi
Nel suo intervento, Meloni prova a spostare il baricentro del dibattito europeo oltre la gestione delle crisi. “A livello Ue abbiamo dimostrato capacità di risposta alle emergenze, come durante la pandemia e con l’Ucraina. Ma ora dobbiamo fare un salto di qualità: passare dalla capacità di reagire alla capacità di anticipare”. Una linea che si intreccia inevitabilmente con il nodo della sicurezza. E con il dossier migratorio, che la premier collega direttamente alla tenuta dei sistemi democratici: “Sappiamo che flussi migratori incontrollati mettono sotto pressione la sicurezza dei cittadini e, quando vengono sfruttati come minaccia ibrida, anche la stabilità degli Stati”.

Nel corso del summit, su iniziativa di Meloni e del primo ministro britannico Keir Starmer, viene adottata una dichiarazione congiunta che ribadisce l’impegno comune a contrastare l’immigrazione irregolare attraverso un approccio coordinato lungo l’intero percorso migratorio. Tra le priorità figurano la lotta ai trafficanti, il rafforzamento dei quadri normativi, l’accelerazione dei rimpatri, la cooperazione internazionale e una gestione più efficace dei flussi nei Paesi di origine.

Sul piano operativo, il vertice armeno diventa anche sede di coordinamento sul dossier ucraino. In una riunione ristretta con i principali partner europei e atlantici si parla del prestito da 90 miliardi di euro dell’Unione europea (a cui aderirà anche il Regno Unito) e il rafforzamento della cooperazione industriale nella difesa, con l’obiettivo di sostenere Kiev e mantenere la pressione economica su Mosca. Nel frattempo, Meloni incontra il primo ministro canadese Mark Carney, con cui ribadisce “la piena sintonia sulle priorità in ambito G7”, dal rafforzamento delle catene di approvvigionamento al contrasto al traffico di migranti. Al centro del bilaterale anche le crisi internazionali, con i due leader che condividono “l’urgenza di una soluzione per la necessaria stabilità del Golfo e la tutela della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”. Lo stesso Carney, arrivando al summit, sottolinea la necessità di fare fronte comune: “Siamo il più europeo tra i Paesi non europei, quindi ci sono molti modi in cui possiamo lavorare insieme”.
La tappa in Azerbaigian

Il viaggio della premier prosegue poi a Baku, in Azerbaigian, dove incontra il presidente Ilham Aliyev. “Più l’instabilità intorno a noi aumenta, più è importante rafforzare le certezze che abbiamo, e la relazione tra Italia e Azerbaigian è certamente una di queste certezze”, afferma Meloni. Al centro, soprattutto l’energia: “Le forniture di gas e di petrolio verso l’Italia sono state determinanti per la sicurezza energetica della Nazione che ho l’onore di rappresentare fin dall’inizio della guerra di aggressione nei confronti dell’Ucraina”.

La premier evidenzia anche il rafforzamento del rapporto tra Roma e Baku, spiegando che la cooperazione si trasformerà “in una sorta di coordinamento politico permanente”. Aliyev conferma la centralità del partenariato energetico e la volontà di crescere ancora: “Nel corso dei colloqui, abbiamo discusso di come aumentare il volume delle esportazioni di gas verso l’Italia. A tal fine, è necessario ampliare il progetto Tap”. (dall’inviato Antonio Atte)

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