Da qui al 2029, si prevede che il
commercio mondiale di beni crescerà in media del 3,4% all’anno,
un ritmo superiore rispetto al 2,7% registrato ogni anno nel
decennio precedente. Nel 2025, inoltre, la globalizzazione ha
raggiunto il livello record del 25,8% sulla base dei flussi
internazionali di commercio, capitali, informazioni e persone.
Lo rivela l’ultima edizione del rapporto ‘Dhl Globalization
Tracker’, pubblicato oggi da Dhl e dalla Stern School of
Business dell’università di New York, che sottolinea come il
boom dell’Ia si stia rivelando più potente dei dazi e degli
shock geopolitici nel determinare l’andamento del commercio
globale.
Nel primo semestre del 2026, secondo la ricerca, il commercio
mondiale di beni è aumentato a un ritmo maggiore rispetto a ogni
altro semestre degli ultimi 15 anni, fatta eccezione per la
ripresa post-Covid.
La macro-regione Asia orientale e Pacifico ha registrato la
crescita commerciale più forte. Il valore dei suoi scambi è
aumentato del 24% nei primi cinque mesi del 2026 rispetto allo
stesso periodo del 2025. A seguire l’Europa (+12%) e l’Africa
subsahariana con (+11%). La stessa macro-regione ha anche visto
una quota maggiore dei propri scambi commerciali rimanere
all’interno della regione: dal 57% nel 2025 al 60% nei primi
cinque mesi del’anno corrente, grazie alle catene di
approvvigionamento che sostengono il boom dell’Ia.
L’indebolimento dei legami tra Usa e Cina ha avuto infine un
impatto globale limitato. Gli scambi commerciali tra le due
potenze nel 2015, al loro picco, rappresentavano il 3,5% del
commercio mondiale, per poi scendere all’1,6% nei primi cinque
mesi del 2026. La quota di Stati Uniti e Cina negli investimenti
internazionali nelle imprese è ancora più ridotta: meno dell’1%.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA


















