(di Paolo Levi)
Meraviglie spagnole nel cuore di
Parigi. Il Museo del Louvre dedica il suo cartellone autunnale a
Francisco de Zurbarán (1598-1664), che insieme all’amico Diego
Velazquez e Bartolomé Esteban Murillo, fu tra i grandi maestri
del ‘Siglo de Oro’. Organizzata in partenariato con la National
Gallery di Londra e l’Art Institute di Chicago, la
retrospettiva, in programma dal 7 ottobre al 25 gennaio,
permette di scoprire (o riscoprire) questo pittore iberico nato
a Fuente de Cantos, in Estremadura, riportando per qualche tempo
in Europa alcuni suoi capolavori solitamente conservati negli
Stati Uniti.
Dai monumentali dipinti a sfondo religioso a cui dovette la
sua fama d’artista in Spagna fino ai ritratti e alle nature
morte, straordinarie per realismo e senso del dettaglio (come i
celebri limoni), la mostra ritraccia la lunga carriera di
Zurbaran nella cattolicissima Spagna di Filippo IV. Considerato
inzialmente come un semplie seguace di Caravaggio impregnato di
ascetismo monastico, l’artista figlio di un ricco commerciante
di origine basca è stato progressivamente riscoperto nel XX
secolo per lo stile personale di soprendente modernità e forza
espressiva.
Lungo il percorso allestito nella ‘Hall Napoléon’ del Louvre,
65 dipinti, di cui una cinquantina direttamente realizzati dal
maestro (alcuni sono del figlio Juan de Zurbarán, morto
prematuramente stroncato della peste a Siviglia nel 1649 a soli
29 anni), vengono svelati secondo una logica
cronologico-tematica curata da Charlotte Chastel-Rousseau
(Louvre), in collaborazione con Francesca Whitlum-Cooper e
Daniel Sobrino Ralston, (National Gallery) e Rebecca Long (Art
Institute of Chicago). Ad aprire l’esposizione, La Santa Faz (o
Il Volto Santo, dal Museo di Valladolid) presenta fin subito al
visitatore una delle sfide maggiori degli artisti spagnoli del
Seicento: rappresentare, con la massima precisione e naturalezza
possibile, l’incursione del mondo celeste nella vita quotidiana.
Nella fattispecie, l’evanescente impronta lasciata dal volto di
Cristo sul Sudario tesogli da Santa Veronica (il Velo della
Veronica) lungo la salita al Calvario.
Tra le opere in mostra a Parigi anche l’imponente
crocifissione dell’Art Institute di Chicago, due ritratti di San
Francesco d’Assisi proprio nell’anno in cui ricorrono gli 800
anni dalla morte del santo patrono d’Italia e anche l’agnello di
Dio (Agnus Dei) giunto dal dal Museo del Prado. Non poteva poi
mancare la celebre Natura morta con limoni, arance e una rosa,
proveniente dalla Norton Simon Museum di Pasadena, vicino Los
Angeles.
Il Louvre presenta congiuntamente alla mostra sul maesto
spagnolo un’altra esposizione intitolata ‘Scolpire il colore.
Capolavori del Museo Nazionale di Scultura, Valladolid’,
anch’essa in programma fino al 25 gennaio 2027.
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