Dopo settimane di tensioni diplomatiche, minacce di nuovi dazi e trattative rallentate, Unione europea e Stati Uniti torneranno al tavolo negoziale per cercare di sbloccare l’accordo commerciale sui dazi. Il primo tavolo di confronto tra i vertici Ue (Commissione, Consiglio ed Europarlamento) si è però concluso senza un’intesa definitiva. Così le parti hanno deciso di aggiornarsi al 19 maggio 2026 dopo oltre cinque ore di confronto. Nel frattempo, dagli Stati Uniti continuano ad arrivare pressioni molto forti. Donald Trump ha minacciato esplicitamente un nuovo aumento delle tariffe.
Accordo dazi Ue-Usa: perché il 19 maggio è una data importante anche per l’Italia
Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali mercati di sbocco per il Made in Italy: automotive, agroalimentare, farmaceutica, meccanica, moda e lusso sono tutti settori che potrebbero essere coinvolti direttamente da eventuali nuove misure tariffarie. La riunione del 19 maggio servirà proprio a capire se l’Europa riuscirà finalmente a completare il percorso legislativo necessario per applicare l’accordo di Turnberry (siglato a luglio 2025 dal presidente statunitense Donald Trump e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in Scozia per evitare una guerra tariffaria transatlantica).
Sebbene l’intesa politica sia stata raggiunta l’anno scorso e il Parlamento Europeo abbia votato a favore di gran parte delle misure di attuazione nel marzo 2026, nessuna decisione presa è ancora entrata pienamente in vigore a causa dei complessi tempi di ratifica dell’Ue. Tuttavia, il presidente della commissione Commercio del Parlamento europeo, Bernd Lange, ha parlato di “progressi significativi”, anche se ha ammesso che resta ancora molta strada da fare.
Alcuni gruppi politici chiedono maggiore prudenza e maggiori garanzie contro possibili mosse aggressive di Washington. Altri invece spingono per chiudere rapidamente l’accordo ed evitare una guerra commerciale con gli Stati Uniti. E proprio per trovare un punto di incontro i lavori riprenderranno il 19 maggio.
Nel frattempo, l’amministrazione Trump alza la pressione diplomatica.
Le minacce di Trump e il rischio nuovi dazi
Negli ultimi giorni Donald Trump è tornato ad attaccare l’Europa sul tema commerciale. In un messaggio pubblicato sul social Truth, il presidente americano ha ricordato che l’Ue ha tempo fino al 4 luglio 2026 per rispettare integralmente gli impegni presi nell’accordo di Turnberry.
Secondo Trump, Bruxelles starebbe rallentando troppo l’implementazione dell’intesa. Per questo il tycoon ha minacciato un nuovo aumento immediato delle tariffe doganali se l’Europa non accelererà.
La minaccia più concreta riguarda il settore automotive. L’ambasciatore statunitense presso l’Ue, Andrew Puzder, ha dichiarato che gli europei dovrebbero aspettarsi relativamente presto un aumento dei dazi su auto e camion.
Attualmente l’accordo di Turnberry prevede un tetto tariffario del 15% sulla maggior parte delle merci europee esportate negli Usa, comprese le automobili. Trump però ha già ipotizzato un aumento fino al 25%.
Cosa prevede l’accordo di Turnberry
L’intesa, firmata il 27 luglio 2025 presso il resort di golf di Turnberry, prevede:
dazi al 15% sulla maggior parte delle merci europee esportate negli Stati Uniti;
l’eliminazione dei dazi europei sui prodotti industriali americani;
tariffe zero su alcuni beni considerati strategici;
accesso preferenziale per vari prodotti agricoli e ittici statunitensi.
Tra i prodotti europei coinvolti figurano:
automobili;
semiconduttori;
prodotti farmaceutici;
componentistica industriale.
Sono invece escluse dai dazi alcune categorie strategiche come:
aeromobili e componenti;
alcune sostanze chimiche;
apparecchiature per semiconduttori;
alcune materie prime critiche.
Quali settori italiani rischiano di più
Oltre al settore auto, il comparto del food italiano guarda con forte preoccupazione ai negoziati. Gli Stati Uniti rappresentano infatti uno dei mercati più importanti per vino, olio, formaggi, pasta e prodotti trasformati. Un aumento dei dazi rischierebbe di far aumentare i prezzi finali per i consumatori americani e ridurre la competitività dei prodotti italiani, favorendo i concorrenti extraeuropei e penalizzando soprattutto le piccole e medie imprese esportatrici.
Negli anni precedenti, i dazi americani avevano già colpito diversi prodotti simbolo del Made in Italy, creando forti tensioni nel settore agroalimentare. Tuttavia, anche il comparto farmaceutico segue con attenzione gli sviluppi. L’accordo di Turnberry include infatti diversi prodotti medicali e tecnologici, mentre lameccanica italiana – altro pilastro dell’export nazionale – teme invece possibili effetti indiretti sulle forniture industriali verso gli Usa.





















