Aveva trascorso la serata con la fidanzata a Pizzoni (Vibo Valentia) e per tornare a casa, a Soriano Calabro, chiese un passaggio in auto ad un conoscente. Una richiesta che gli è costata la vita. Lui, 19enne “assolutamente avulso da qualunque contesto di criminalità organizzata”, si ritrovò al fianco di chi, quella sera, era vittima designata di un agguato di ‘ndrangheta e morì al posto suo, vittima innocente di mafia.
Adesso, a poco più di 13 anni di distanza, la Dda di Catanzaro ed i carabinieri di Vibo Valentia sono convinti di avere arrestato alcuni degli autori dell’omicidio di Filippo Ceravolo, ucciso la sera del 25 ottobre 2012. Il procuratore di Catanzaro Salvatore Curcio trattiene a stento l’emozione quando incontra i giornalisti per parlare dell’inchiesta che ha portato ad una ordinanza per 15 soggetti e spiega che tra loro, secondo la ricostruzione accusatoria, vi sono anche due basisti ed un sicario del 19enne. “Oggi il cielo è plumbeo – dice il magistrato – ma è una gran bella giornata. Riteniamo di aver fatto un gran passo sull’omicidio di Filippo Ceravolo. Possiamo dire con una certa soddisfazione di aver quantomeno contribuito fattivamente a restituire dignità al dolore di due genitori, perché penso che sopravvivere a un figlio sia una delle disgrazie peggiori che possa affrontare un essere umano”.
Tra i soggetti arrestati dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo che hanno fatto luce su una serie di fatti di sangue legati alla guerra per il controllo del territorio nelle Preserre vibonesi tra le ‘ndrine Emanuele e Loielo, i coinvolti nell’omicidio Ceravolo sono tre: Nicola Ciconte e Bruno Lazzaro sarebbero stati i basisti e Giovanni Alessandro Nesci uno dei componenti del gruppo di fuoco che dovevano uccidere Domenico Tassone, il conducente dell’auto sulla quale viaggiava il 19enne. Tassone, ritenuto un membro alla cosca Emanuele in guerra con il clan rivale dei Loielo, si lanciò fuori dall’abitacolo mentre Filippo venne colpito mortalmente al collo e al viso da alcuni colpi di fucile. Magistrati e investigatori sono convinti di avere individuato anche i presunti mandanti, ma per loro il gip non ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza. Curcio ha rivelato di avere ricevuto mesi fa la visita di Martino Ceravolo, papà di Filippo: “L’ho sollecitato ad avere fiducia nella giustizia. Nessuno resta indietro. Stiamo riaprendo fascicoli anche risalenti nel tempo”. E proprio Martino, appresa la notizia, ha voluto ringraziare le forze dell’ordine aggiungendo “oggi è un giorno speciale”.
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