Da un sindaco in carica, Vincenzo De Luca, a uno papabile, Mario Calabresi. Se ieri alla Leopolda era stato protagonista ‘lo sceriffo di Salerno’, oggi è toccato al giornalista-scrittore che in apertura della seconda giornata ha ricevuto ancora una volta il sostengo dell’ex premier Matteo Renzi: “Lo vedrei benissimo come sindaco di Milano”.
Dal palco Calabresi ha parlato di Milano tra luci e ombre e ha bacchettato un certo modo di essere ‘sinistra’: “Non mi piace una cosa, quella di essere un po’ maestrini”, la critica. Calabresi, dialogando con la consigliera regionale lombarda Lisa Noja, si è detto convinto che la città sia “cresciuta tantissimo e sia diventata un luogo attrattivo, veramente una capitale europea. Ma nella sua corsa – ha osservato – ci sono stati dei pezzi di popolazione che sono rimasti indietro e si sentono tagliati fuori, come se fosse una vetrina di un negozio oltre la quale non possono entrare. Le cose più evidenti sono il costo della vita e il costo delle case. Oggi abbiamo bisogno di dare risposte nuove ai bisogni e problemi nuovi”. Tra le priorità che dovrebbero essere in cima all’agenda della sinistra per Calabresi c’è quello della sicurezza: “Se le persone ti dicono che hanno paura, devi fartene carico, non puoi dirgli ‘non capisci’. Troppe volte a sinistra diciamo che il popolo e gli elettori non capiscono. Non si può”. Altro protagonista della giornata fiorentina è stato Fedez, sul palco insieme a Ivan Grieco per parlare del suo Pulp Podcast. Il rapper non ha usato mezzi termini sul disegno di legge sull’antisemitismo, tra qualche applauso ma anche altrettanti brusii della sala: “Se questa è una priorità per il Paese….Io la trovo una str…ata enorme”. Per poi aggiungere: “Si potrà dire che non siamo d’accordo con Liliana Segre o è intoccabile? Speriamo di non aver commesso il reato di lesa maestà”. Nessuna replica di Renzi che però in mattinata aveva già messo in chiaro: “Siamo sempre con Liliana Segre, senza se e senza ma”.
Un Fedez tutt’altro che sulla difensiva anche quando ha risposto alle critiche su Pulp Podcast, il programma che conduce e visibile sulle piattaforme streaming. “Ha fatto tanto clamore il fatto che la Meloni fosse venuta al podcast. Ma quando era da Mentana non è che ho visto questo gran contraddittorio”. E, ancora, “ci viene criticato molto spesso che facciamo il pollaio. Ma chi lo dice non l’ha mai visto una puntata”.
Prima di lasciare la Leopolda, per Fedez c’è stato anche il tempo di un passaggio al Tajanometro, il cartonato con le sembianze del vicepremier Antonio Tajani che ‘sentenzia’ il grado di affidabilità delle persone a seconda della lunghezza della gonna. Giudizio che il rapper non avrebbe superato, racconta scherzando lo stesso Renzi: “Gli abbiamo fatto il test ma visto come si veste abbiamo deciso che non è affidabile”.
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