Il presidente cileno
José Antonio Kast ha ridimensionato una delle promesse più
controverse della sua campagna elettorale, affermando che
l’impegno a espellere “300 mila migranti irregolari il primo
giorno” di governo doveva essere inteso come “una metafora”. Le
dichiarazioni, rilasciate durante un evento della Camera cilena
delle costruzioni, arrivano mentre cresce la pressione
sull’esecutivo per la lentezza nell’attuazione delle politiche
migratorie annunciate in campagna.
“Se qualcuno ha creduto che in un solo giorno avremmo espulso
300 mila persone, ha capito male il messaggio”, ha detto Kast,
difendendo comunque la linea dura del governo contro
l’immigrazione clandestina. Il presidente ha ribadito che
“chiunque tenti di entrare illegalmente in Cile sarà fermato ed
espulso”.
La promessa delle espulsioni di massa, riferisce Radio
BioBio, era stata uno dei pilastri della campagna presidenziale
di Kast, che aveva collegato l’aumento dei flussi migratori a
criminalità e perdita di controllo del territorio. Tuttavia,
dall’insediamento alla Moneda, il governo ha incontrato
difficoltà operative e solo ad aprile è stato organizzato il
primo volo di espulsione con 40 migranti irregolari a bordo.
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