Una visita di cortesia. Così ai piani alti del governo inquadrano l’incontro con Marco Rubio, che venerdì sarà ricevuto da Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. L’obiettivo è quindi ridimensionare la portata di un faccia a faccia ben diverso da quello che il segretario di Stato Usa avrà giovedì con il Papa, nel momento di massima tensione nelle relazioni tra Casa Bianca e Vaticano. L’approccio italiano si annuncia quindi all’insegna dell’equilibrio e della diplomazia. La premier tre settimane fa definì “inaccettabili” gli attacchi di Trump a Leone, e difficilmente il suo pensiero potrà essere diverso dopo gli ultimi affondi del presidente americano. Ma questa volta, per ora, non ha commentato apertamente. È stato Tajani, pur senza mai nominare Trump, a condannare “attacchi né condivisibili né utili alla causa della pace” e a ribadire il sostegno del governo “ad ogni azione e parola” di Leone. Meloni con Rubio, si ragiona in ambienti dell’esecutivo, potrebbe decidere di mantenere una posizione equilibrata su questo tema.
Ma potrebbe spingersi a chiarire che, alla luce del “legame indissolubile che unisce l’Italia al Vicario di Cristo” (come lo definì dopo l’elezione del successore di Francesco), qualsiasi presidente del Consiglio italiano non potrebbe fare altro che prendere le difese del pontefice in una situazione simile. La postura da tenere negli incontri con l’inviato di Trump (sarà ricevuto alla Farnesina da Tajani prima di presentarsi a Palazzo Chigi), si annuncia fra i temi del vertice in programma domani a mezzogiorno con Meloni e i vicepremier, che potrebbero anche definire l’intesa politica sui nomi per la presidenza di Consob (serve una delibera del Cdm, che potrebbe riunirsi giovedì) e Antitrust (il mandato di Roberto Rustichelli è scaduto oggi, il successore sarà nominato dai presidenti di Camera e Senato). La stessa premier martedì scorso aveva assicurato che entro questa settimana i vertici delle due authority sarebbero stati rinnovati. Con Tajani e Matteo Salvini, la presidente del Consiglio, dovrebbe poi analizzare l’evoluzione della crisi internazionale, con i nuovi attacchi dell’Iran agli Emirati (“Ingiustificabili, cessino subito”) e le tensioni crescenti nello Stretto di Hormuz.
“L’Italia continuerà a fare la sua parte per favorire il dialogo e scongiurare il propagarsi della crisi a livello regionale – ha sottolineato la premier -. La libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz è un principio fondamentale del diritto internazionale ed essenziale per l’economia globale”. “Nessuna unità della Marina Militare è partita né è in procinto di partire verso l’area”, ha chiarito “con fermezza” il ministro della Difesa Guido Crosetto, rispondendo ai dubbi sollevati dal M5s: ogni decisione passerà dal Parlamento.
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