Il Wwf Italia ha inviato una
lettera alla Prefettura dell’Aquila, alla Procura della
Repubblica e agli enti istituzionali e tecnici competenti per
denunciare la gravità degli avvelenamenti dolosi di fauna
selvatica registrati in Abruzzo, con numerosi animali morti tra
lupi, volpi e rapaci.
Secondo l’associazione, almeno 21 lupi sarebbero stati uccisi
con l’uso di veleni. Un quadro che, per il Wwf, non può essere
ricondotto a episodi isolati e che pone rischi ambientali,
sanitari e di sicurezza pubblica, oltre che faunistici, in
coerenza con l’approccio One Health. L’organizzazione chiede
l’attivazione urgente di un coordinamento prefettizio, il
rafforzamento delle indagini sul territorio e una risposta
penale efficace contro i responsabili, in particolare nell’area
del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
“Non siamo di fronte a una somma di reati minori – afferma
Luciano Di Tizio, presidente del Wwf Italia – ma a una vera
emergenza ambientale, sanitaria e di sicurezza pubblica che
richiede da parte delle istituzioni e degli enti competenti una
risposta forte, coordinata e all’altezza della gravità dei
fatti”. Sul piano giuridico, il Wwf evidenzia come gli
avvelenamenti possano integrare diverse ipotesi di reato,
dall’uccisione al maltrattamento di animali, con possibili
aggravanti legate alla crudeltà dei mezzi e alla reiterazione.
Nei casi più gravi, se sarà accertata una compromissione
significativa delle matrici ambientali, potrebbe configurarsi
anche il delitto di inquinamento ambientale.
L’associazione esprime inoltre preoccupazione per il percorso
di declassamento dello status di conservazione del lupo,
ritenendo che possa indebolire la risposta penale e trasmettere
un messaggio culturale pericoloso. Per il Wwf, l’uso di veleni
in ambiente aperto rappresenta una contaminazione non
controllabile, capace di colpire suolo, acqua e catena trofica.
Il fenomeno, denuncia l’associazione, si affianca ad altre
pratiche di bracconaggio, come lacci e tagliole, richiamando
anche il recente caso dell’orso liberato in Val Roveto. Da qui
la richiesta di indagini rapide, pene adeguate e maggiore
responsabilità istituzionale.
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